LA FINE NON È L'INGANNO

Video Rappresentazione Teatrale 

 

sul pregiudizio e sul dolore

una nuova finestra per una nuova visione

La fine non è l'inganno

- video rappresentazione teatrale -

Testo e Regia
ANNA DEL TUFO

Cos'è 'La fine non è l'ingannno'

La fine non l’inganno’ è la rappresentazione in registro teatrale della volontà di esorcizzare uno dei dolori più grandi che accomuna l’intera umanità.

Il dolore

Le materie umanistiche, filosofiche e religiose hanno indirizzato l’uomo verso una specifica soluzione per metabolizzare il dolore dovuto alla mancanza fisica delle persone che hanno fatto parte della sua sfera affettiva.

Quando queste scienze parlano della vita, esse sembrano concordare sulla bellezza e il bene che porta con sé. Sulla morte, invece, proprio per la caratteristica di non conoscenza diretta di quest'ultima, sono state formulate diverse interpretazioni e opinioni.
Nel corso della vita l’uomo viene influenzato da queste scienze a livello teorico. Quando poi si scontra con la realtà di tale dolore si ritrova nella condizione di ripercorrere queste diversità interpretative, seppure solo inconsciamente. Metabolizzare il dolore conduce l’uomo a formulare un pregiudizio: la morte è il male e il brutto, in contrapposizione, la vita è il bene e il bello.

Il pregiudizio di conferma

Il pregiudizio, già di per sé, spesso ci indirizza fuori dalla verità ma diventa ancora più gravoso e falsario quanto diviene di conferma. Questa tipologia di pregiudizio ci porta ad analizzare esclusivamente tutto ciò che è posto a favore della nostra opinione escludendo le evidenze contrarie. Quando ciò accade al singolo, l’errore ricade su di esso ed il male non sembra propagarsi notevolmente. Ma se questo accade in una comunità, più o meno ampia, l’opinione pregiudizievole si infiltra nella mente dell’uomo procurando, per l’intera comunità, danni distruttivi raramente emendabili.

La proposta di un nuovo punto di vista

La fine non è l’inganno’ anche se risiede nei sopra elencati divani e salotti apre finestre a nessuna veduta alternativa, a nessuna influenza che stigmatizza, a nessun ancoraggio, ma invita lo spettatore a guardare o attraversare o spiare dalla finestra.
I pregiudizi sulla morte, oramai nell’epoca attuale esclusivamente di conferma, vengono sollecitati ad essere sospesi, niente di più! Sarà poi la coscienza di ciascun spettatore, nella sua piena libertà, a permettere che essi stessi si rafforzino o si convertano in altro deliberatamente elaborato.

A causa dei pregiudizi di cui abbiamo appena accennato sopra, l’uomo non è riuscito a vedere una delle finestre più interessanti dalla quale affacciarsi, seppur per un attimo, e scorgere un paesaggio differente dal solito. Ad essere importante però in questo caso non è il paesaggio, che questa rappresentazione potrebbe far scorgere, ma la finestra stessa, cioè il mezzo che permette di guardare da una nuova prospettiva. Questo è l’intento de ‘La fine non è l’inganno’: dare l’opportunità di sospendere il pregiudizio di conferma per darsi un’opportunità in più ed aprirsi a nuove prospettive.

Quale sarà questa finestra? Gioia dello spettatore gustarne la visione attraverso ‘La fine non è l’inganno’.

L'autrice

Come nasce

"Il testo nasce per esorcizzare un grande dolore. Ho vissuto pienezze di vita ineguagliabili, credo di poter affermare con certezza che poche persone hanno ricevuto amore come l'ho ricevuto io. Oggi è venuta meno la fonte terrena di tale felicità e..... è nato il testo che libera da ogni forma di stereotipo mentale e prende un architettura di visione di vita che va oltre.

Legata ad una fede che portavo nei racconti attenti di mio padre, negli insegnamenti forgianti e nelle massime che guidavano un "come" vivere la vita che oggi riscopro essere gli insegnamenti dell'unico Vero Amore Eterno e divino. Sarebbe sbagliato classificare il copione nelle categorie teologiche o di saggistica.

È, invece, la condivisione di un esperienza traumatica vissuta che tende la mano e abbraccia il dolore di tutti invitando a non classificare mai il dolore né tantomeno il sofferente."

- Anna Del Tufo

Il Cast

 


 

Guarda il video di presentazione del Cast de
"La fine non è l'inganno"

 


 

Mariolina Crespino

Una delle anime più attive del teatro allistino, prima con la 'Compagnia degli ultimi laboratorio C', poi con la 'Compagnia degli ultimi Senior'. Regista, scenografa e dedita all'insegnamento teatrale.

Nadia De Vittorio

Professionista teatrale, premio della critica in 'Rosa nero' con la regia di Luca Arcano. Ritorna sul palcoscenico dove ha lasciato un segno importante grazie alla poliedricità delle sue performance.

Eva di Zara

Artista proveniente dal mondo della danza, allieva decennale della scuola di danza 'Silfide' con il maestro Rizzello. Qui al suo esordio come attrice di teatro.

Federica Scevola

Cantante, attrice, doppiatrice. Ancora una volta la sua genuinità dell'esposizione si fa strada tra le varie influenze che avrebbero potuto stravolgere le sue caratteristiche artistiche.

Loretta Del Tufo

Attrice di teatro in vernacolo prevalentemente nella compagnia 'Alitzai', per la prima volta interpreta un ruolo drammatico e lo fa magistralmente.

Irene Paolucci

Amante della letteratura italiana, teatro e cinema. Proveniente dal teatro galatonese del maestro Salvatore Della Villa, ha saputo esternare tutta la sua passione per il teatro.

 

 

La scelta del cast

Colloquio con la vita e con la morte

Nella prima parte della rappresentazione traspare come l’uomo pur sentendosi vittima, forgia pregiudizi che ascolta solo acriticamente.

Sono sempre stata una donna alla ricerca della verità sui temi caldi che l’uomo si pone. Una notte decisi di inviare una frase alle mie amiche attrici chiedendo: “se potessi realmente vedere la morte o la vita in persona cosa diresti o cosa non diresti?”.

Estrapolazione del pensiero e dei pregiudizi

Dalle decine di visioni “umane”, deviate dalla forma omogenea delle idee preconcette, ho estrapolato i vari pensieri e pregiudizi che l’essere umano ha nei confronti di ciò che crede di comprendere, pur sapendo che non può avere una comprensione diretta su tutto.

Credo di aver compiuto questo lavoro nel modo più oggettivo possibile eliminando ogni mio pensiero e trasponendo esclusivamente il pensiero di ciascuna attrice che ho selezionato.

Ed ecco nascere i monologhi del testo degli “umani” che non sono i miei pensieri.

Posso affermare con certezza che non sono stata io a scegliere le attrici, ma sono state loro a scegliere di essere le protagonisti de 'La fine non è l'inganno' proprio attraverso le risposte inviatemi.

Le protagoniste non umane

Ad onor del vero, ho selezionato in modo diverso le protagoniste “non umane”. In questo caso ho cercato di trovare attrici che fossero eccellenti nella recitazione ed avessero avuto esperienze di vita che si avvicinassero quanto più è possibile al personaggio che avrebbero interpretato. Solo così potevamo ottenere il massimo dal copione attreverso la corretta trasmissione.

Il personaggio finale

In fine l’attrice che interpreta il personaggio finale, a differenza dalle altre, l’ho voluta fortemente fin dall’inzio. Anche se ho manifestato questa scelta alla diretta interessata solo dopo aver selezionato tutte le altre perché ero certa che avrebbe accolto la mia richiesta. Nessun’altra avrebbe osato recitare un testo così riflessivo e drammatico con la leggerezza di una purezza d’animo che è intrinseca nell’attrice mia compagna di viaggio di molte rappresentazioni teatrali.

L'epilogo

Esiste un tempo in cui la vita non è più vita?

Tutto il discorso del personaggio finale si concentra su questa domanda.

Pensando alla tragicità dell’evento, chi agisce come il personaggio finale viene considerato come malato. “Forse soffriva di depressione” si direbbe o ancora “forse era sotto farmaci”, ovvero “si era ammalato di schizzofrenia” e frasi similari. Queste considerazioni si possono catalogare come un pregiudizio di conferma? In effetti, non può essere invece che chi ha compiuto l’atto estremo sia una persona che nell'agire e nel parlare dimostra prudenza, comprensione, moderazione, conoscenza ed esperienza della vita?

Si può eliminare il pregiudizio di conferma?

E perché giudicare questo atto come fallimentare nonostante una vita vissuta pienamente? Non dovrebbe essere presa in considerazione tutta la vita che ha condotto il soggetto per determinare la valenza dell’atto finale? E se lo si facesse, non si eliminerebbe del tutto il pregiudizio di conferma?


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"La fine non è l'inganno"

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